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tratto da:Ortygia 2 illustrazione dei quartieri della città medievale di Paolo Giansiracusa (Dicembre 1981)
«Decumanus maximus» voluto con molte probabilità dai pianificatori romani che tentarono di dare ad Ortygia una
distribuzione più razionale rispetto a quella della pianificazione greca e un tessuto viario più confacente alle esigenze
di movimento e di collegamento.
La sua importanza è infatti dovuta prevalentemente alla sua funzione di asse di collegamento urbano (nel senso
est-ovest).
A questa funzione primaria si è aggiunta nel tempo una funzione secondaria, ma non certo meno influente nei
confronti della sua conformazione urbanistica e della sua composizione architettonica (equilibrio di pieni e di vuoti,
rapporto geometrico di spazi e di volumi); si tratta della funzione di strada residenziale con edifìci prevalentemente
nobiliari. Certo non è semplice leggere nello stato di fatto attuale il periodo e il momento in cui la strada acquisì
carattere residenziale. Le testimonianze più antiche che le cortine murarie riportano sono databili al Quattrocento
ma molti elementi storici e diverse indicazioni sulla topografia antica dell'isola fanno pensare che dei saggi
archeologici potrebbero dare documentazioni di gran lunga più antiche sulla sua funzione residenziale.
Tutto il percorso della via ha un carattere squisitamente barocco maturato nell'arco del Settecento a partire dal
1693, quando il terremoto del Val di Noto impose una totale riorganizzazione architettonica. Dopo il sisma la strada
tornò ad essere il polo di convergenza delle costruzioni nobiliari, ampliò i suoi moduli architettonici, acquisì un
carattere fortemente rappresentativo ricco di effetti scenografici derivanti dalle forme maestose e solenni delle
nuove costruzioni fuse dalla omogeneità strutturale e dalla fantasiosità decorativa del nuovo stile.


Per i suoi edifici furono ricercate le pietre più pregiate, furono chiamati gli scalpellini più abili, furono dati incarichi
ad architetti e capi-mastri i quali, come in una gara di forme, realizzarono una unità architettonica inimitabile.
I nuovi edifici sorsero quasi sempre sui perimetri delle costruzioni precedenti: ancora oggi nelle parti basse e interne
di molti edifici nobiliari, sotto o dentro le strutture barocche si conservano i ricordi architettonici della città
quattrocentesca.
II Palazzo Zappata-Gargallo conserva ancora intatta la sua imponente scala esterna di fattura catalana e alcune
graziose finestre del piano nobile che danno sul cortile. Anche il Palazzo Rizza, sebbene radicalmente trasformato
nel Settecento, mostra ancora la sua perfetta cortina muraria a conci squadrati (la tecnica chiaramontana
dell'incastro dei conci è inconfondibile). La stessa Chiesa dell'Immacolata è un museo di sovrapposizioni stilistiche
e di stratificazioni strutturali: maestose sono le due arcate gotiche del presbiterio, interessanti le strutture portanti
di alcuni ambienti quattrocenteschi della sagrestia.
C'è da notare che le costruzioni settecentesche che non tengono conto dei perimetri quattrocenteschi sono
dimensionalmente nuove per la tradizione architettonica siracusana. Per la prima volta infatti nel limitato territorio
di Ortygia si vedono sorgere edifici privati in scala monumentale, con ampi ariosi cortili. La stessa architettura
catalana (la più legata all'impianto del cortile centrale) si era limitata ad inserire i suoi elementi costruttivi e
decorativi, fortemente espressivi, in spazi angusti. Il Settecento darà invece vita agli imponenti prospetti ed agli
ampi cortili dei Palazzi Bufardeci e Bonanno in cui le eccezionali proporzioni, sposate allo stile fantasioso delle forme
barocche, danno scorci prospettici e scenografici ricchi di movimento e di tensione.
1/B - L'ARCHITETTURA
I due fronti di Via della Maestranza presentano una serie continua di edifici nobiliari concepiti nell'arco di tempo
che va dal dopo terremoto fino agli inizi del sec. XIX. Al piano terra quasi tutti i palazzi presentano alti e profondi
ambienti utilizzati come magazzini e/o botteghe («putie») dalle maestranze artigiane della città.
Diversi laboratori artigiani sorgevano anche nelle corti interne degli edifici; tipici sono i casi del Casamento al n. 45
e del Palazzo Bufardeci. Caratteristico era l'uso del portichetto sul lato della strada; interessanti tipologicamente
sono i casi del portico di Palazzo Corvaja distrutto durante la guerra nel 1941 (il progetto di questo palazzo risaliva
al 1628 ed era stato assegnato a Giovanni Vermexio) e del portico della Casa Dumontier realizzato con colonne
romane riutilizzate («Altre otto, colonne di granito egizio, ne furono appresso situate ad ornato e sostegno della
loggetta in casa dei Signori Dumontier alla Maestranza», Serafino Privitera: «Storia di Siracusa antica e moderna»,
Napoli 1879).
Al piano nobile gli edifici accoglievano le residenze delle famigle più illustri dell'aristocrazia aretusea. Dal punto di
vista organizzativo gli appartamenti della Maestranza sono disposti in modo tale da prendere luce dalla strada e
dalla corte interna. Meno felici sono le soluzioni dei piani ammezzati.
La sequenza compositiva delle emergenze architettoniche dei due fronti è la seguente:
— Fronte Nord
1) All'angolo con Piazza Archimede sorgeva il Palazzo Corvaja di Giovanni Vermexio, ora sostituito dalla Cassa di
Risparmio V. E. di Gaetano Rapisardi.
2) Palazzo Dumontier del sec. XVIII con interessante portico al piano terra.
3) Palazzo Impellizzeri del sec. XVIII. Con tre ordini architettonici, fantasiose balconate ed interessante frontone.
4) Palazzo Bonanno del sec. XVIII. Con due ordini architettonici, arioso cortile ed elegante loggia triforata.
5) Palazzo Spagna del 1762. Conserva al piano superiore un ricordo quattrocentesco: la finestrella in stile Tudor.
6) Palazzo Reale-Riscica del sec. XVIII. Con interessante portale a larghe bugne.
7) Palazzo Impellizzeri dei sec. XVIII - XIX. Il pesante prospetto esterno è del 1894. All'interno si conservano
graziose strutture settecentesche tra cui una bella loggia.
— Fronte Sud
1) Palazzo Zappata-Gargallo ricostruito nel Settecento su strutture catalane preesistenti.
2) Palazzo Bufardeci con imponente facciata a quattro ordini architettonici. All'interno ha un interessante porticocolonnato
ad «U»; il colonnato è notevolmente alto e ciò per dare la possibilità alla luce di entrare negli ambienti
del piano ammezzato. Al piano terra un tempo vi erano alcune botteghe artigianali il cui commercio avveniva sotto
il portico. L'edificio aveva dunque la triplice funzione commerciale, artigianale e residenziale. (In una lastra di lava
dell'ingresso porta la data 1840).
3) Palazzo Rizza ricostruito nel Settecento su strutture quattrocentesche. L'edificio segna il punto in cui la Via della
Maestranza subisce una lieve inclinazione. La sua balconata continua raccorda i due piani della facciata i quali
segnano le due linee della strada.
Architettura Religiosa.
1) COMPLESSO DELLE CARMELITANE. Resta la sola facciata settecentesca in fondo al Ronco Capobianco.
2) CHIESA DELL'IMMACOLATA. Le strutture più antiche che si trovano nel complesso architettonico sono del sec.
XIV (archi del presbiterio) e del sec. XV (crociere della sagrestia coeve alle tracce del chiostro dell'originario
convento di San Francesco che sorge sul lato nord). Sono inoltre visibili alcune opere di ristrutturazione del sec.
XVI (le arcate dipinte sul fianco nord della navata) e le grandi opere di completamento attuate nel sec. XVIII con
la sovrintendenza di Pompeo Picherali. La facciata fu costruita


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