Siracusa, dalla fondazione alla caduta d
... Siracusa, dalla fondazione alla caduta d ...
Porta urbica Porta urbica
Latomia del Paradiso Latomia del Paradiso
Il Foro siracusano Il Foro siracusano
Teocrito Teocrito
Mura dionigiane Mura dionigiane
Latomia dei Cappuccini Latomia dei Cappuccini
Miti di Siracusa Miti di Siracusa
Fonte Aretusa Fonte Aretusa
Pantalica Pantalica
Castello Eurialo Castello Eurialo
 Ginnasio Romano (Siracusa) Ginnasio Romano (Siracusa)

DA WIKIPEDIA

battaglia navaleFondazione e periodo greco (733-212 a.C.)

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi

 

Origini di Siracusa e Storia della Siracusa greca.
L'Oracolo di Delfi e la fondazione di Siracusa
Themis Aigeus Antikensammlung Berlin F2538.jpg



Lo storico e letterato greco Strabone, nel suo trattato di geografia italica, composto durante l'età imperiale di Roma, ci informa sulla fondazione di Siracusa attraverso una leggenda di tempi greci: essa narra di Archia, fondatore di Siracusa, il quale prima di intraprendere il suo viaggio verso le coste mediterranee, avrebbe consultato, insieme a Miscello di Ripe (mitico fondatore della città di Crotone), l'oracolo di Apollo, al santuario di Delfi, considerato l'oracolo più importante del mondo greco e per questo il luogo che lo ospitava era detto "ombelico del mondo". Qui, i due chiesero saggi consigli profetici e ricevettero come risposta un quesito che domandava loro cosa volessero per le città che avrebbero dovuto fondare: la ricchezza o la salute. Stando alla leggenda, Archia scelse la ricchezza mentre Miscello scelse la salute. Il dio del sole allora concesse all’uno di fondare Siracusa e all’altro Crotone. I crotoniati abitarono dunque una città assai salubre, mentre Siracusa si trovò in uno stato di ricchezza così eccezionale che il nome dei suoi abitanti passò in proverbio, dicendosi, di quelli troppo ricchi che ad essi non basterebbe nemmeno la decima dei Siracusani. La città poi, come la storia racconta, prosperò per la fertilità della sua posizione geografica.[5][6]

Fondazione e primo periodo della città

La città di Siracusa, anticamente chiamata Syrakousai (Συράκουσαι in greco antico), ebbe la sua fondazione ad opera di una colonia di corinzi, guidati da un nobile di nome Archia (mitico discendente di Eracle e parente di Enea), che scelsero il territorio di Siracusa per fondarvi qui la loro nuova città.

In breve tempo Siracusa crebbe a tal punto da divenire essa stessa una metropoli. Dopo essere stata, per l'arco di tempo che va dal 734 a.C. al 485 a.C., in mano al governo dei nobili e dei proprietari terrieri, chiamati Gamoroi, discendenti dei primi coloni corinzi, avvenne una rivolta per governare la città da parte dei Killichirioi, rappresentanti la classe oppressa, discendenti degli abitanti siracusani di stirpe sicula. Dopo che quest'ultimi ebbe la meglio, i Gamoroi chiamarono in loro soccorso il tiranno di Gela, Gelone, che dopo aver sconfitto i Killichiri prese il governo, ancora repubblicano, di Siracusa e lo trasformò in una tirannide.

Siracusa diventa una capitale del mediterraneo

Il primo tiranno di Siracusa
Con Gelone si dà inizio al periodo della prima tirannide siracusana. Gelone I trasformò Siracusa rendendola una potenza di primo piano nel Mediterraneo. Dotò la polis aretusea di una ampia flotta navale; le diede un numeroso esercito al punto tale che fu in grado di sostenere e respingere, insieme ad Akragas, il poderoso attacco di Cartagine avvenuto presso Imera, nella battaglia che porta il nome di quella località.

Siracusa era ormai diventata conosciuta e rispettata anche in Grecia, infatti quando avvennero le famose guerre persiane (tra greci e persiani), gli ateniesi e gli spartani chisero ai siracusani di entrare a far parte della loro lega per sconfiggere la Persia, inoltre, Gelone I, promise loro aiuti, notevoli, in cambio però di ottenere il comando generale o delle spedizionidi terra o di mare, ciò non avvenne e quindi Gelone tenne Siracusa fuori da quel conflitto che pure era arrivato a riguardarla così da vi

 

cino.

Il tempo di Gelone è ricordato anche come uno dei più floridi e ricchi periodi di sviluppo artistico ed edilizio della polis di Siracusa. Si narra che fu egli a edificare il famoso Teatro Greco di Siracusa.

Gerone I e Trasibulo
Gerone I porta alla corte siracusana i grandi poeti e filosofi del tempo: Pindaro; Bacchilide; Eschilo; Simonide, Epicarmo. Si mostra incline alle arti tanto da far diventare Siracusa una nota meta culturale.

Inoltre Gerone I inizia una politica espansionista portando l'esercito siracusano in Campania, dove lasciando presidi militari e stringendo nuove alleanze, riuscì a sconfiggere gli Etruschi a Cuma in una battaglia il cuo esito fu decisivo per le vicende del popolo nord italico.

La prima tirannide finisce con la cacciata di Trasibulo di Siracusa, tiranno che il popolo non sopportò a causa del suo mal governo.

Siracusa repubblicana

 





La battaglia navale che avvenne all'interno del porto di Siracusa tra ateniesi e gli alleati della polis aretusea.





Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Seconda repubblica siracusana, Spedizione ateniese in Sicilia e Periodo diocleo ed ermocrateo.
Ducezio e la Synteleia
Siracusa diventa una Repubblica, adottanto un sistema di democrazia che però pian piano si mostrerà sempre più come un'oligarchia. Numerose e importanti sono le vicende che si susseguono durante questi anni di governo repubblicano.

Il primo avvenimento che coinvolge la polis in questo periodo è l'attacco che Ducezio, combattente siculo, diede alle città siceliote arrivando a minacciare anche polis potenti come Akragas e Syrakousai. Dopo una articolata lotta che vide contrapposte le popolazioni autoctone e le popolazioni siceliote, Ducezio fu sconfitto dai siracusani ed esiliato a Corinto, dalla quale comunque fece ritorno.

Atene in Sicilia
Altro evento epocale di quegli anni fu la guerra del Peloponneso, con Atene e Sparta che decisero le loro sorti proprio in Sicilia. Alcibiade, influente cittadino ateniese, spronò la propria patria ad anadare alla conquista delle terre siciliane, con obiettivo principe la conquista di Siracusa. Fu una cruenta e lunga battaglia che durò diversi anni e che passò alla storia come la spedizione ateniese in Sicilia. Siracusa, con l'aiuto di Sparta e degli alleati di altre città siciliane, riuscì a evitare di essere conquistata e sconfisse la capitale della Grecia, Atene, la quale subì una fatale disfatta per la sua futura politica espansionistica.

La vendetta di Cartagine
Inoltre decisivo risulterà essere il nuovo attacco di Cartagine, che, vendicandosi della battaglia persa settant'anni prima ad Imera, cercherà rivincita allarmando il governo democratico siracusano che alla fine cederà il potere oligarchico/popolare nelle mani di un nuovo tiranno.

L'epoca dei due Dionigi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Età dionigiana, Battaglia di Gela (405 a.C.), Assedio di Siracusa (397 a.C.) e Guerra civile di Siracusa (357 a.C.).
Dionisio I di Siracusa e la rivoluzione territoriale
Dionisio I di Siracusa prese il potere della polis a 25 anni di età e lo mantenne per quasi 40 anni di regno.

Fu uno dei più potenti tiranni dell'antichità. Portò Siracusa ad essere paragonata ad un impero, facendo conquiste territoriali, fondando nuove colonie ed essendo sempre presente nella politica internazionale del tempo.

Dionisio I diede grandi battaglie contro Cartagine conquistando e distruggendo una delle tre città roccaforti dei punici: l'isola di Mozia.

È considerato dagli storici come colui che precedette la politica ellenistica di Filippo II di Macedonia. Dionisio I portò Siracusa ad essere la capitale di un vasto regno che comprendeva la Sicilia nella sua quasi totalità (eccetto la punta occidentale ancora in mano cartaginese) la parte meridionale dell'Italia di allora e grande parte della costa adriatica (comprresa Adria nel Veneto e Ancona nelle Marche).

Le terre conquistate o fondate rispondevano a Siracusa o comunque tenevano dei rapporti commerciali con essa. Dionisio I inoltre passò alla storia per essere stato il primo ad arruolare somme ingenti di mercenari proveniente dalla Gallia, dalle zone Celtiche e con quei popoli nordici che in seguito diverranno famosi per aver messo in crisi la potenza di Roma.

Fu un tiranno scaltro, ambizioso e non esitò ad usare mezzi crudeli per ottenere ciò che voleva. Lasciò a Siracusa un'erdeità imperialistica che passò nelle mani del figlio Dionisio II.

Dionisio II e la guerra di Dione
Dionisio II non fu all'altezza del padre. Si mostrò dapprima insicuro e poi crudele senza che abbia saputo creare una politica mirata all'equilibrio dei suoi possedimenti o alla situazione governativa interna.

Dione, cognato di Dionisio I e zio di Dionisio II, prese in mano la situazione e questo fece adirare e ingelosire il nipote Dionisio II che per vendicarsi di Dione lo esiliò in Grecia e poi li vendette tutti i suoi beni e lo fece divorziare da sua moglie Arete. Dione, noto frequentatore dell'accademia di Platone, decise allora d'intervenire per liberare Siracusa dalla tirannia e per vendicarsi di ciò che aveva subito a causa di Dionisio II.

Arrivò a Siracusa con un modesto ma combattivo esercito il quale, grazie anche allo sgretolamento interno dell'assetto sociale e bellico siracusano, riuscì ad avere la meglio sulle truppe di Dionigi e a fare cessare così quella terribile guerra civile che era scoppiata all'interno della polis aretusea e riuscì a fare esiliare Dionisio II a Corinto. Dione però venne in seguito ucciso da dei suoi soldati traditori, che per avere il governo siracusano in mano, non esitarono a tradire il loro comandante.

Con la morte di Dione la situazione siciliana precipitò; Siracusa che concentrava nel suo territorio le dinamiche della politica isolana, indebolita e preda di aspiranti tiranni, necessitava di un valido soccorso, poiché alla sua guida passarono uomini politici non all'altezza di cogliere un'eredità vasta come quella che la Sicilia rappresentava.

Platone a Siracusa

Il filosofo ateniese Platone compì tre viaggi a Siracusa nell'arco di tempo che vide il passaggio tra la fine di Dionisio I e il regno di Dionisio II.

Molto amico di Dione, Platone confidava nell'aiuto del siracusano per riuscire a far instaurare le sue idee filosofiche basate sulla giustizia dei governi nella polis che era considerata un caposaldo del potere tirannico. I suoi tre viaggi furono tutti molto movimentati, poiché una prima volta si scontrò con l'ideologia lussuriosa, assolutista e prepotente di Dionisio I, il quale adirato dai discorsi del filosofo lo fece vendere come schiavo e lo spedì in un'isola greca nemica di Atene, con lo scopo che vi venisse ucciso.

Riuscito a salvarsi, per realizzare il suo sogno e per l'amicizia che lo legava a Dione, decise di accettare l'invito fattogli dal giovane Dionisio II, che aveva l'intenzione, e tale rimase, di diventare un sovrano illuminato assorbendo le nozioni platoniche.

Anche questo suo secondo viaggio fallì, perché nel frattempo si mise in atto l'agitazione politica di corte che portò Dionisio e Dione a divenire nemici, con l'esilio greco di quest'ultimo. Platone voleva ritornare ad Atene ma il giovane Dionisio II non voleva lasciarlo andare, riuscì a salpare solo grazie alle insistenze che fecero a suo favore i tarantini pitagorici.

Con coraggio tornò una terza volta a Siracusa, ma si rese conto quasi subito che Dionisio II non poteva cambiare perché non voleva cambiare; chiuso nei suoi vizi e nel suo malgoverno, trattava Platone come fosse un suo capriccio personale per vantarsene davanti alle altre corti e tenerlo stretto a sé nella cittadella fortificata. Inoltre vi era la situazione con Dione che stava diventando tragica, sempre esiliato dalla patria, nonostante le continue pressioni per farlo tornare. Anche questa volta Dionisio II costrinse con la forza Platone a restare a Siracusa e anche questa volta il filosofo si salvò grazie all'intrcedere dei pitagorici italici, con l'ambasciata mandata da Archita di Taranto, il quale spedì una nave che riportasse l'ateniese nella sua patria greca.

Platone lasciò Siracusa con molto rammarico, conscio che quella città stava per subire grossi perturbamenti e amareggiato perché non era riuscito a realizzare il suo sogno di instaurare a Siracusa una repubblica filosofica.

L'Età timoleontea







La partenza in mare di Timoleonte da Corinto verso la Sicilia





Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Età timoleontea e Battaglia del Crimisso.
Dopo la guerra civile che vide Siracusa andare in rovina sotto le macerie delle sue stesse mura e tra la sofferenza della sua gente che emigrava per cercare rifugio altrove, venne richiesto un aiuto esterno e venne trovato in Corinto la quale inviò in Sicilia, nel 345 a.C., il generale corinzio Timoleonte.

Questi con un esercito di mille corinzi iniziali, più altri siciliani che si aggiunsero in seguito, riuscì finalmente a sconfiggere Dionisio II che venne esiliato a vita a Corinto, dove visse e morì in povertà.

Una volta liberata Siracusa i soldati di Timoleonte s'impegnarono per liberare l'intera Sicilia dai tiranni che vi comandavano. Da Agrigento a Messina, le poleis siceliote videro i propri tiranni cacciati o uccisi. In modo particolare vi fu una accesa lotta tra Iceta di Leontini, Mamerco di Catana contro l'alleanza timoleontea, la quale si ritrovò ad affrontare anche i cartaginesi che davano supporto alla fazione tirannica siciliana.

Nel frattempo si ritrovarono davanti la grande insidia imperialistica di Cartagine che unendo un grande esercito di 70.000 uomini aveva intenzione di scacciare una volta per tutte i greci e i loro discendenti sicelioti dalla Sicilia, ma non vi riuscirono grazie all'astuzia e abilità dell'alleanza siciliana (composta da siracusani, autoctoni, poleis siceliote, corinzi e mercenari) ed anche per via del tempo meteorologico che si mise avverso e fece straripare il fiume Crimiso, dove avvenne l'omonima battaglia (Battaglia del Crimisso). I cartaginesi persero 10.000 dei loro guerrieri e rinunciarono al loro proposito assolutistico sull'isola, accontentandosi di stipulare un trattato di pace successivo con Timoleonte.

Vennero in seguito sconfitti anche gli ultimi tiranni di Sicilia e cessarono finalmente i tumulti. Tornò la pace a Siracusa e nell'isola, almeno fino a che durò la repubblica timoleontea, per circa dieci anni.

Gerone II e l'ultimo periodo della Siracusa siceliota

Iceta di Siracusa fu colui che riportò la poleis alla tirannide.

Pirro Re dell'Epiro prende il governo di Siracusa

Pirro, Re dell'Epiro, quando venne in Sicilia per scacciare i cartaginesi, credette di avere diritto al trono di Siracusa, e quindi ad evere il titolo di "Re di Sicilia", perché Agatocle, a suo tempo, gli aveva dato in sposa la figlia siracusana, Lanassa, la quale però poi decidette di divorziare dal marito e si rifugiò in Corcira. Pirro inoltre trovò ostilità tra i siciliani che non lo volevano come loro sovrano, quindi decise di ritirarsi dalla Sicilia.

Re Gerone II e Archimede

Dopo l'allontanamento di Pirro, Siracusa ritornò ad essere per la quinta volta una Repubblica, ma il suo governò repubblicano durò solamente sei anni, poi arrivò la quinta e ultima tirannide, che inizierà nel 270 a.C. con Gerone II e finirà con i due generali siracusano-cartaginesi Ippocrate ed Epicide, che saranno sconfitti durante la presa di Siracusa da parte di Roma.

Da sottolineare che questo è il periodo in cui nasce e progredisce il genio di Archimede, che sarà vittima alla fine anch'egli del conflitto bellico, durante il quale perse la vita per mano di un soldato romano.

Siracusa in epoca romana

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Syracusæ.

Età repubblicana e imperiale







Anfiteatro romano





Dopo la conquista romana Siracusa non riuscì più a riprendere la potenza di un tempo; Roma era in piena ascesa, e conquistò l'intera Sicilia. La città venne nominata Capitale della Provincia Siciliana, fu sede dei Pretori romani inviati ad amministrare la Sicilia.

Stette in città per un anno il generale romano Publio Cornelio Scipione, meglio conosciuto come Scipione l'Africano, il quale da Siracusa preparò l'esercito romano che poi sconfisse il cartaginese Annibale, decretando per Roma la vittoria della Seconda Guerra Punica.

Famose sono in quel periodo le ruberie che fece il pretore Gaio Licinio Verre, il quale rubò le opere d'arte siracusane in nome del potere che Roma gli aveva dato. Indignato Marco Tullio Cicerone, avvocato e politico romano, venne mandato in Sicilia dal senato romano per testimoniare contro i furti di Verre.

Durante la sua permanenza a Siracusa scoprì la tomba d'Archimede, nascosta tra i cespugli, dimenticata dai siracusani che, con il passare dei secoli e la precaria situazione socio-politica nella quale vivevano, avevano persino dimenticato il posto in cui giaceva il loro più illustre figlio. Cicerone si adirò molto per questo motivo con la popolazione locale.

L'epoca romana come è noto ridimensionò vistosamente la città, ma tuttavia vennero costruite altre opere di notevole importanza come l'Anfiteatro romano, tra i più grandi d'Italia, usato per le lotte dei gladiatori e gli spettacoli circensi, e le battaglie navali (naumachia); il Ginnasio romano e l'intricata rete di catacombe (la più importante ed estesa dopo quella di Roma).

L'avvento del cristianesimo







Lucia da Siracusa davanti al Pretore romano. Quadro di Lorenzo Lotto





È storicamente accertato[8]che Siracusa fu la prima città della Sicilia ad accogliere, intorno al 58 d.C.[9], la predicazione evangelica di Paolo di Tarso durante la sosta di tre giorni nel porto della città della nave alessandrina che da Malta lo trasportava verso Roma dove avrebbe atteso il giudizio della corte imperiale[10][11][12]. Secondo una tradizione posteriore è anche quella in cui fu presto fondata una comunità cristiana[13]; è possibile in tal senso vederne la conferma all'interno del Duomo di Siracusa nella scritta in latino:"Ecclesia Syracusana Prima Divi Petri Filia Et Prima Post Antiochenam Christo Dicata", che tradotta significa "La chiesa di Siracusa è la prima figlia di San Pietro e la seconda dopo la chiesa di Antiochia, dedicata a Cristo". Siracusa conobbe anche l'opera di Marciano, secondo la tradizione suo primo vescovo e martire, in seguito proclamato santo dalla Chiesa Cattolica. La Chiesa cattolica siracusana vanta origine apostoliche secondo un documento scritto in greco, conservato in Vaticano "L'encomio per il nostro Padre Marciano vescovo di Siracusa" redatto tra la fine del VII secolo e i primi dell'VIII secolo. In esso tuttavia sembra che il redattore abbia mescolato informazioni circa due vescovi omonimi; il primo inviato da Antiochia intorno al 40 d.C. circa martirizzato ad opera di giudei e uno che visse nel III secolo martirizzato sotto Valeriano[8] Su un'antica area cimiteriale cristianizzata in tarda epoca imperiale romana venne costruita la chiesa di San Giovanni alle catacombe considerata la prima cattedrale cristiana della città.[senza fonte]

Con la diffusione del cristianesimo a Siracusa avvennero anche le persecuzioni e la città ebbe presto i suoi martiri; nel 304[14], in seguito all'editto dell'imperatore romano Diocleziano Lucia, una giovane siracusana venne messa a morte. Diventerà in seguito Santa Lucia, una della sante più amate dal mondo cristiano-cattolico e patrona della città. Con Costantino I, il cui editto di Milano del 313 mise fine alle persecuzioni anche la comunità siracusana conobbe pace e prosperità.

La Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea fornisce la testimonianza di una importante presenza dei cristiani a Siracusa; conserva infatti la lettera di convocazione dell'imperatore Costantino al vescovo della città Cresto per il concilio di Arles del 314. È il primo nome di un vescovo della città riportato da un documento storicamente certo[15]. Paolo Orsi scoperse i nomi dei vescovi Cerapione e Siracusio, del IV secolo, seppelliti nelle catacombe di S. Giovanni. Un ignoto vescovo siracusano partecipò al concilio di Sardica nel 343-344[8].

La caduta dell'Impero romano d'Occidente ebbe come conseguenza pochi anni dopo l'invasione e il dominio dei Vandali.

Prova della presenza cristiana sono le numerose testimonianze epigrafiche, archeologiche e pittoriche delle catacombe di cui Siracusa è ricca, seconda solo a Roma[8]. Il vescovo siracusano Eulalio partecipò ai sinodi romani del 501 e 503 firmandone gli atti dopo il papa Simmaco e i vescovi di Milano e Ravenna[8]. Alla fine del VI secolo, Gregorio Magno (590-604) scrisse numerose lettere ai vescovi siracusani Massimiano e Giovanni; si interessò degli antichi monasteri di S. Nicolò, S. Pietro ad Bajas e S. Lucia[8].






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