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mappa medioevaleDA WIKIPEDIA

Giorgio Maniace e la riconquista bizantina di Siracusa

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi La spedizione in Sicilia di Maniace.
Durante la dominazione araba venne a Siracusa il generale bizantino Giorgio Maniace, che riconquistò, nel 1040, parte della Sicilia Orientale; a Siracusa litigò con il fratello dell'imperatore bizantino, Stefano il Calafato, il quale accusò Maniace di voler sottrarre l'impero a Michele IV il Paflagone. Con tale accusa venne richiamato e incarcerato a Costantinopoli. In seguito fu liberato e nominato imperatore dal suo stesso esercito. Ma venne infine ucciso da un suo soldato traditore in Macedonia. A causa delle discordie imperiali dunque, gli arabi ebbero il tempo di riconquistare Siracusa.

Tra l'altro, durante la sua spedizione siciliana, Giorgio Maniave rubò le spoglie del corpo di Santa Lucia, la santa patrona dei siracusani, e le portò a Costantinopoli come dono all'imperatore e come prova che egli era riuscito ad entrare in Siracusa e sottrarla agli arabi. Da lì poi, il corpo della santa finirà a Venezia, dopo essere stato trasportato dai veneziani durante le famigerate crociate sante. Il corpo di Santa Lucia si trova tutt'oggi a Venezia.

Benavert emiro di Siracusa e l'assedio normanno

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Siracusa (1086).
 





I territori normanni nel XII secolo











I due fratelli normanni: Roberto e Ruggero, conquistatori di Sicilia.





Dopo varie vicissitudini i normanni, popolo nordico proveniente dalla Normandia, giunto in Sicilia per la prima volta a seguito del generale bizantino Giorgio Maniace, adesso vi si ritrovava una seconda volta come popolo conquistatore ai comandi degli Altavilla, e nello specifico di Ruggero, figlio del conte Tancredi.

Ibn at-Timnah, emiro di Siracusa, era entrato in contrasto con gli altri emiri di Sicilia; uccidendo l'emiro di Catania, Ibn-al-Meklati, si fece padrone anche di questa cttà, sposando la vedova dell'emiro catanese, la quale però, maltrattata da questi, si rifugiò ad Enna dal fratello. Dunque tra i due cognati si accese una forte lite che divenne guerra. Ibn at-Timnah era un emiro ormai potente poiché governava gran parte dei territori orientali della Sicilia e volendo sconfiggere anche l'emiro ennese, Ibn al-ʿAwwās, si rivolse ai normanni, recandosi nel febbraio del 1061 a Mileto, in Calabria, dove aveva sede il conte Ruggero. Qui domandò il suo aiuto per contrastare l'esercito dei suoi nemici, dicendo al normanno che se fosse intervenuto a suo favore in questa campagna bellica siciliana, egli avrebbe promesso ai normanni di dividere con essi il dominio sul Val di Noto, Val di Mazara e Val Demone, ovvero sull'intera Sicilia.[29] I normanni, che avevano già da tempo pensato di estendere la loro signoria sulla Sicilia accettarono l'occasione che offriva loro quell'emiro.

Prese dunque il via la conquista normanna della Sicilia e passarono diversi anni. Nel tempo in cui Ruggero giunse a cingere d'assedio anche la città di Siracusa, la capitale di Sicilia, Palermo, era già caduta in mano normanna e le ultime due roccaforti rimaste ancora in mano araba erano le sole Siracusa e Noto. L'ultimo emiro di Sicilia, Ibn-el-Werd, meglio noto alle cronache come Benavert, era chiamato principe di Siracusa:

« Syracusae et Noti princeps callidissimus et militari exercitio deditus »
Egli perdute tutte le altre città per mano dei guerrieri normanni, si accingeva a difendere il sito siracusano come meglio poteva, poiché in esso vedeva la speranza di mantenere la presenza musulmana in Sicilia. Il conte Ruggero, nel mezzo della guerra che faceva per impadronirsi della città, una notte decise di levare le ancore e di venire egli stesso a Siracusa. Vi giunse e nelle mattinate incrociò una difficile battaglia navale nel porto di Siracusa[30] Benavart volle attaccare direttamente e solamente la nave del conte Ruggero, era infatti egli il suo principale nemico. Così, mentre ifuriava la battaglia tra le navi normanne e quelle siracusane, i due si scontrarono, ma accedde che un soldato del conte normanno ferì con un dardo il principe siracusano. Ruggero, spada alla mano, salì sulla nave araba e Benavart venendosi ferito e con il suo maggior nemico così vicino cercò di allontanarsi da egli compiendo un balzo su una vicina nave, ma indebolito dalla ferita e impesantito dall'armatura cadde in mare e annegò. Morì così unod egli emiri che più valorosamente e più abilmente aveva già altre volte posto in difficoltà Ruggero.[30]

Il conte normanno, rispettando il coraggio dell'emiro siciliano, volle che il suo corpo fosse dalle acque recuperato e spedito per gli onori in Africa dagli Ziriti. Caduto il comandante della difesa siracusana, ben presto gli uomini si sentirono smarriti. L'assedio ciò nonostante durò altri cinque mesi fino a quando la città, stanca, dichiarò la sua resa ai normanni.

Durante le conquiste normanne i siciliani di origine islamica vennero esiliati, tra questi dei versi del poeta Ibn Hamdis, fanno ben capire la nostalgia con la quale lasciarono la loro patria di nascita:

« O stupore, i diavoli (gli infedeli) si sono insediati nelle ardenti costellazioni celesti e Siracusa è diventata loro una salda dimora, lì dove van visitando fra i rovi gli avelli »
(Ibn Hamdis, Divano, antologia poetica.)

Periodo normanno

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Contea di Siracusa e Contea di Sicilia.






Il blasone degli Altavilla





La principessa araba di Siracusa e il tesoro nascosto
Treasure Island Ilinskiy.jpg

Vi è una leggenda secondo la quale nella grotta di Calafarina, tra le spiagge siracusane di Marzamemi (Pachino) e Portopalo di Capo Passero vi si nasconda un tesoro di grande valore. Questo tesoro fu portato lì dalla principessa araba di Siracusa, moglie del principe Benavert, che morì nella difesa della città. La principessa araba, della quale non si conosce il nome, fuggì dai normanni che entravano a Siracusa e andò a ripararsi con il figlio presso Noto, da qui poi decise di imbarcarsi per l'Oriente, ma prima che salpasse in mare e che navi arabe si scontrassero con navi normanne, ella diede ordine ai suoi servitori di custodire il tesoro reale che aveva deciso di lasciare sull'isola e che sarebbe tornata a prendere in tempo di pace. I suoi fidati servitori giurarono sulle loro vite di proteggere il tesoro ma i normanni del conte Ruggero vennero a sapere di queste ricchezze e per cercare di depredarle uccisero tutti gli arabi a guardia della grotta. Uno di essi però riuscì a compiere un incantesimo che faceva risorgere gli schiavi uccisi ogni qual volta si fosse tentato di rubare il tesoro. Gli ambasciatori della principessa infatti quando cercarono di tornare a prendere il tesoro vennero uccisi poiché quegli arabi servitori sono tutt'oggi in quella grotta a guardia del tesoro. Nonostante le sfumature leggendarie, eminenti studiosi quali Paolo Orsi e Luigi Bernabò Brea hanno compiuto diverse ricerche archeologiche all'interno della grotta, ma essi hanno trovato un altro tipo di tesoro anch'esso inestimabile: vasi di terracotta, anfore, coltelli in selce... segni di civiltà preistoriche.[31]

Con i normanni Siracusa ritrova la religione cristiana. Non si hanno molte notizie della città aretusea di quest'epoca, ma dai documenti storici si sa che il conte Ruggero la fece diventare la prima contea siciliana, a quel tempo il titolo feudale più altamente dignitario che vi potesse essere, infatti la stessa Sicilia divenne una contea sotto i normanni.[32] La diede in dote a suo figlio Giordano d'Altavilla, designato anche suo erede. Ma Giordano si ammalò di febbre alta in Siracusa e suo padre Ruggero non ebbe nemmeno il tempo di arrivare in città che suo figlio era già morto. I suoi funerali vennero celebrati solennemente nella città siracusana, alla presenza di Ruggero e di una gran folla composta anche da arabi oltre che da cristiani. Giordano però non venne seppellito a Siracusa ma venne da Ruggero trasportato nel messinese a Troina, presso la chiesa di San Niccolò.[33]

Il successore erede della contea siracusana fu Tancredi, figlio di Guglielmo Braccio di Ferro, fratello di Ruggero e quindi nipote di questi:[34]

(LATINO) « Tancredo nepote meo, comite de Siracusa »

(IT) « Tancredi nipote mio, conte di Siracusa »

(Granconte Ruggero I di Sicilia[35])
E anche: «Tancredus Syracusius, filius comitis Guillelmi[35]»

Ma dopo la storia normanna di Siracusa diventa difficile da capire, proprio a causa delle scarse informazioni che su questo periodo ci sono giunte riguardo ad essa. Sappiamo che Ruggero mantenne Palermo come capitale di Sicilia, e che al momento di incoronarsi re fu consigliato dai suoi baroni di lasciare ancora Palermo come sede della sua corte e di prendere la coronazione nella città degli emiri, poiché nuova metropoli siciliana.[36] Probabilmente questo segnò ancora di più la sofferenza politica e sociale dell'ex capitale, la quale se aveva sperato di riprendersi il titolo centrale, ora che vi era tornata al comando la parte cristiana, rimase invece delusa, poiché i normanni trasformarono sontuosamente la cattedrale di Palermo, rendendola nuovamente al cristianesimo e fecero di quella città la definitiva capitale dell'isola.

Siracusa contea, alcuni storici la definiscono, o la sottolineano spesso, "roccaforte militare" per render bene il concetto che se ancora contava qualcosa era solo per la sua forte difesa e ruolo strategico ai fini della conquista. Ma questo ruolo mal si addice a Siracusa; città dal passato troppo fiorente e luogo troppo fertile per essere tenuta lontana dalla vita sociale. E infatti, nonostante oramai Palermo fosse sede principale di tutto, la città aretusea continuava a far parte della storia.

L'Arcidiocesi di Siracusa

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arcidiocesi di Siracusa.
Stefano III, un papa siracusano
200



Nel 768 venne eletto Papa un uomo di chiesa siracusano, Stefano III. Al tempo in cui il papa era sempre presente nella politica e decideva le alleanze, le strategie e aveva anche il potere di dichiarare guerra a questa o quella nazione. Purtroppo un tempo triste per la storia della chiesa. Stefano III si ritrovò in quell'ambiente e come altri papi del suo tempo si comportò. Egli viene ricordato per aver intrapreso delle trattative tra franchi e longobardi e per aver cercato di portare Carlo Magno a divenire importante alleato della chiesa cattolica. Inoltre nel 769 aprì un concilio in Laterano, nel quale venne deciso che il futuro papa dovesse essere scelto solo fra i diaconi ed i prebiteri cardinali e venne confermata la pratica della devozione delle icone.

Inizialmente il vescovo di Palermo era soggetto alla chiesa siracusana, poiché questa era stata eretta nel periodo bizantino a "sede metropolitana di tutte le chiese di Sicilia". I normanni, avendo stabilito la loro capitale nel sito palermitano annullarono dunque questa prassi ed eressero il vescovo di quella città a "metropolitano", inoltre anche Messina ebbe il suo vescovo metropolitano nel 1066 per volere del pontefice Alessandro III. Ma Siracusa rimase chiesa indipendente sia dall'uno che dall'altro vescovo e pure in periodo normanno rimase dipendente solo dal pontefice di Roma, infatti l'allor papa Alessandro III nella sua bolla dichiarò:

« Syracusanam Ecclesiam, cui auctore Deo proesides, quoe soli Ecclesiae Romanae, et nullae aliae jure Metropolitico noscitur subjacere, ey cujus Episcopus nonnisi a Romano Pontefice consegrationis suscipimus, et praesentis scripti privilegio communimus.[37] »

Siracusa e le repubbliche marinare di Genova e Pisa

La promessa del Barbarossa







Federico Barbarossa tra i suoi figli, Enrico e Federico





Dopo la morte del conte Tancredi, Siracusa passò forse uno dei suoi momenti più tristi, poiché fu trattata come "premio" o meglio come "dono" da dare in cambio di favori ricevuti, apparentemente senza che nessuno si curasse di domandare alla città sotto quale impero essa volesse stare, cioè venne totalmente ignorata la volontà popolare in favore invece del più forte potere reale feudale che i vari regnanti avevano ormai su di essa.

Accadde che Siracusa doveva essere in quel periodo, nel 1162, sotto la guida politica del conte Simone, nipote di Tancredi d'Altavilla. Quest'ultimo era parente del Barbarossa, ovvero Federico I Hohenstaufen, imperatore del Sacro Romano Impero.[38] E il Barbarossa voleva che la Sicilia entrasse a far parte dei suoi possedimenti imperiali; egli infatti aveva spinto il figlio, Enrico VI di Svevia (o di Hohenstaufen) a prendere in sposa l'erede normanna siciliana, Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II di Sicilia e zia di Guglielmo il Buono, ultimo re normanno siciliano. Tramite questa parentela egli pretendeva che il trono siciliano passasse nelle mani degli Hohenstaufen, ma il papa e i siciliani non volevano che i germanici prendessero il controllo delle terre siciliane e così elessero un loro re, Tancredi di Sicilia. Ecco che allora il Barbarossa entrò in contrasto con i siciliani e la sede papale, quindi vide in Siracusa, e nella sua contea, la possibilità di sottrarla agli Altavilla e così togliere ai normanni un loro importante possedimento.[38] Per fare questo si servì dell'aiuto della Repubblica marinara di Genova, in quell'epoca molto potente sui mari. E per attirare i favori dei genovesi fece loro una promessa nella quale era espressamente incluso, come ricompensa per i loro servigi imperiali, il dono del governo di Siracusa; cioè Barbarossa, in quanto parente dei regnanti siciliani, rivendicava il suo potere su Siracusa e decideva di donarla come feudo a chi egli riteneva più adeguato.[38]

Genova prese molto a cuore questa promessa e armando le sue galee e i suoi uomini venne ad assediare la città aretusea.[38]

Pisa contro Genova

Stemma della Repubblica di Genova.png   Stemma della Repubblica di Pisa.png
Gli stemmi delle repubbliche marinare di Genova e Pisa, le due città che si batterono in acque siciliane per avere Siracusa in epoca sveva-normanna.




È nota storicamente la rivalità tra le due repubbliche marinare; pisana e genovese. Ciò che non è chiaro è invece perché questa rivalità coinvolse anche Siracusa e i suoi abitanti. Infatti i documenti storici non riescono a spiegarci quando e in che modalità Pisa si fosse resa padrona di Siracusa.

È probabile che i pisani siano divenuti signori di Siracusa quando la città si trovava ormai in un forte stato di debolezza bellica, per cui era facile impresa riuscire ad impadronirsene. Inoltre tale indebolimento era dovuto anche al fatto che la Sicilia in quel momento aveva difficoltà politiche; vi era il problema della linea di successione dinastica che, come spiegato precedentemente, aveva attirato i desideri imperiali degli Hohenstaufen, per cui la difesa isolana era in confusione, così come il suo governo.

Ma il Barbarossa, a quanto pare, non volle alla fine mantenere la sua promessa, poiché troviamo scritti nei testi storici genovesi che la repubblica di Genova, dovette prendersi Siracusa con la forza e senza il supporto imperiale, nel 1205. Ma i genovesi si sentivano in diritto verso i siracusani, poiché i liguri avevano mantenuta la parola data all'imperatore germanico di aiutare suo figlio, Enrico VI a giungere in Sicilia per sposare Costanza d'Altavilla, quindi ora, con o senza permesso, la città di Siracusa gli apparteneva e la fecero diventare un loro feudo repubblicano.[39] Dopo aver scacciato i pisani, vi misero come governatore un genovese ammiraglio di nome Alamanno da Costa, nominandolo "conte di Siracusa", egli era noto alle cronache col soprannome di principe dei pirati.[40] Ma Pisa non si era rassegnata dal perdere la città aretusea e così venne in forze nel mare di Siracusa a dar battaglia contro le navi genovesi. Ne scaturì una violenta guerra che durò circa tre mesi.

Il loro comandante fu il conte Ranieri che insieme ad altri toscani venne a battagliare. Da Messina giunse nel porto siracusano anche il conte Enrico di Malta che aiutò i genovesi contro la repubblica di Pisa. Si fronteggiarono, e con la perdita di molte vite umane e molte navi, alla fine i pisani ebbero la peggio e dovettero rinunciare alla conquista di Siracusa, città che così rimaneva in mano genovese.[41]

Periodo svevo-normanno

Il governo genovese e la crescita di Federico II

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sacro Romano Impero e Regno di Sicilia.






Il Castello Maniace di Siracusa costruito da Federico II





Genova governò Siracusa come fosse un suo feudo per quindici anni. Ma questa situazione non poteva essere normale, poiché Siracusa era un città siciliana, appartenente al regno di Sicilia e in quel momento era la sola strappata a questa realtà e unita giuridicamente ad una repubblica marinara distante da essa, desiderosa di commercio e potere, poiché alcuni storici genovesi sono anch'essi del parere che togliendo Siracusa alla Sicilia e avendo favorito il Barbarossa, Genova aveva messo fine ad una politica di alleanza e di amicizia con i siciliani, preferendo piuttosto l'ambizione alla collaborazione. Scrive infatti lo storico Dino Puncuh nel suo libro dedicato alla repubblica marinara genovese:

« La spedizione di Sicilia chiude un ciclo della storia di Genova, perché rappresenta la conclusione, sia pure in senso negativo, di una politica di rispetto dell'alleanza siciliana a lungo perseguita di fronte al Barbarossa...[42] »
Dunque un tradimento dei genovesi. Inoltre essi stessi sapevano che Siracusa non poteva dirsi un "normale" feudo, poiché la sua storia impediva di dire ciò:

« Comunque è nato il singolare "feudo" siracusano, che per oltre un ventennio fu centro di un intenso commercio genovese in Sicilia, e di una vasta colonizzazione terriera nella provincia interna, oltre che approdo di prim'ordine sulla via del Levante.[43] »
Intenso commercio, colonizzazione terriera all'interno della provincia siracusana, approdo eccellente per spingersi fino al Levante. Siracusa fu questo per Genova. Ma, mentre i genovesi approfittavano della debolezza politica siciliana, un re, che sarebbe divenuto presto noto, già incoronato re di Sicilia a soli quattro anni, stava crescendo a Palermo, sotto la tutela del papa, si trattava di Federico II di Svevia, erede sia normanno che germanico in quanto figlio di Costanza d'Altavilla e Enrico Vi di Hohenstaufen. Il piccolo Federico inizialmente non poteva occuparsi della politica, per questo in Sicilia regnò per qualche anno l'anarchia, ma quando iniziò a crescere e ad avere la sua formazione, pretese di riavere indietro tutti i suoi territori, per questo volle recuperare anche Siracusa, dichiarando espulso il conte genovese Alamanno da Costa e riportando così la città aretusea sotto l'assetto giuridico del regno di Sicilia.[44]

Genova non la prese bene, anzi, da quel momento iniziarono i gravi contrasti tra i genovesi e Federico II, poiché essi si videro in un sol colpo togliere tutti quei privilegi che invece il nonno di Federico, Barbarossa, aveva loro concesso.[45] Da Messina a Malta, la Sicilia adesso era in età federiciana.

Federico e Siracusa







Federico II e la sua aquila





Siracusa ebbe un rapporto particolare con il nuovo re e prossimo imperatore, Federico II. Egli infatti, pur essendo cresciuto a Palermo e pur avendo girato moltissime terre, scelse Siracusa diverse volte per i suoi proclami reali e qui risiedette in cinque occasioni ufficiali, onorando, è il caso di dire, la cittadina.

La sua prima visita ufficiale risale al 9 febbraio del 1209, quando l'adolescente Federico aveva appena quattordici anni e venne a Siracusa per redigere il trattato degli sponsali[46], con il quale sanciva la sua unione con la venticinquenne Costanza d'Aragona, principessa spagnola figlia del re Alfonso II. La loro unione venne celebrata nel Duomo di Siracusa, che per gli spagnoli si chiamerà nei documenti Saragozza.[47][48]
Nota di rilievo:
Quando Federico e Costanza vennero a fare i trattati degli sponsali, la città di Siracusa era ancora sotto il comando genovese.

La sua seconda venuta a Siracusa invece è databile nel 1220 quando, appena divenuto imperatore del Sacro Romano Impero, rilasciò un diploma per l'ordine dei cistercensi di Santa Maria di Roccadia, ad Agnone Bagni. Quel diploma fu molto importante poiché era la prima volta che un sovrano dichiarava il suo appoggio ad un ordine religioso che prevedeva una gerarchia di tipo statale e il lavoro sui campi.[48]
La sua terza visita fu nel 1224, quando per l'occasione concesse un privilegio ad Alberto di Milo, insignito per i buoni servizi capitano in caso bellico per Trapani e Monte San Giuliano.[48]
Nell'anno 1224 Federico rimase a Siracusa per tutta l'estate. Da qui promulgò il decreto che sanciva la nascita della prima università laica italiana, ovvero quella di Napoli; la prima nella quale si insegnavano tutte le discipline. Inoltre riorganizzò la scuola medica di Salerno, portando a 5 gli anni di studio necessari. Quello stesso anno rilasciò anche altri diplomi religiosi.
La sua ultima visita in città fu nel 1232, quando vi tenne in città un parlamento; tra le leggi che varò in quella seduta, vi si mensiona anche quella che vietava il matrimonio tra siciliani e stranieri senza l'espresso consenso del principe.[48] Fu questo l'anno dell'edificazione del Castello Maniace.[48]
Durante le sue visite Federico risiedette al Castello Marith, di epoca araba. Nell'epoca federiciana altre date sono importanti per la città: nel 1234 Federico II nomina Siracusa sua urbs fidelissima; quello stesso anno nomina lui stesso come governatore della città Pietro Piedilepre; l'ultimo ricordo federiciano siracusano è del 1247-48 quando Federico interviene per rivendicare alcuni diritti derivati da terre dell'agro siracusano e lentinese.[48]

Periodo Spagnolo

Caravaggio a Siracusa
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Nel 1609 Caravaggio fugge da Malta e sbarca a Siracusa fu ospite del pittore siracusano Mario Minniti, suo amico di vecchia data. Durante la sua permanenza si interessò molto all'archeologia studiando i reperti ellenistici e romani della città, e dopo aver visitato assieme allo storico Vincenzo Mirabella dopo aver conosciuto la leggenda siracusana legata al tiranno Dionisio il vecchio coniò il nome di"Orecchio di Dionigi" per descrivere la Grotta delle Latomie sotto il Teatro Greco.

Durante questo soggiorno gli fu commissionato per la Chiesa di Santa Lucia una pala d'altare del Seppellimento di santa Lucia la cui ambientazione sembra proprio quella delle vicine latomie[49].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Camera Reginale.
Dopo la morte di Federico II, segue il breve regno di Manfredi, fino al 1266, quando con la sconfitta di quest'ultimo a Benevento, la città passa con il resto della Sicilia a Carlo d'Angiò. Nel 1282, nel contesto della rivolta dei Vespri Siciliani, i Siracusani cacciano gli Angioini dalla città e si erigono a libero comune eleggendo a propri governatori Luigi Callari e Calcerano Selvaggi. L'intervento di Pietro III d'Aragona pone l'inizio alla dominazione aragonese dell'isola. Sorgono svariati palazzi nobiliari con i nomi delle rispettabili famiglie: Abela, Chiaramonte, Nava, Montalto. La città riacquista un po' di lustro con l'istituzione, nel 1361, della Camera Reginale (una sorta di stato dentro lo stato) e la presenza della regina Costanza.

Tra il 1520 e il 1530 il re Carlo V d'Asburgo provvede all'espoliazione dei monumenti greci e romani della città per la costruzione di alte mura difensive attorno all'isola di Ortigia. Verranno così sacrificate le mura dionigiane e la parte superiore della cavea del teatro greco.

Uno dei problemi che affliggeva Siracusa era quello dell'approvvigionamento di acqua. A fronte dell'incuria e delle azioni naturali l'antico acquedotto Galermi era inutilizzabile. Per questa ragione il 16 novembre 1576 il senato di Siracusa aveva votato la concessione a Don Pietro Maria Gaetani, Barone di Sortino, dell'uso esclusivo delle acque che gli consentiva il diritto di proibire l'utilizzo a terzi. Il decreto però obbligava il barone di eseguire dei lavori di ripristino dell'acquedotto entro 15 anni. I lavori furono effettivamente eseguiti, tanto da favorire la nascita di alcuni mulini all'interno della cavea del Teatro Greco.

Nel 1626 da Giuseppe Bonanno, principe di Linguaglossa fonda il borgo agricolo di Belvedere, oggi frazione di Siracusa.

Tra spagnoli e Asburgo

Gli avvenimenti successivi determinano un continuo passaggio di poteri e dominazioni: gli spagnoli, gli Asburgo, poi nuovamente gli spagnoli. In questi anni sono da annoverare i lavori di fortificazione e la definizione di città "Piazza d'armi" dal 1678; questa condizione peserà soprattutto sulla popolazione, gravata da pesanti tasse e servitù militari, determinando un ulteriore spopolamento urbanoo un ulteriore spopolamento urbano

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